3 Liriche, P. 99a riunisce Notte e Nebbie, su poesie di Ada Negri, e Pioggia, su poesia di Vittoria Aganoor Pompilj. Le tre liriche nacquero come composizioni per mezzosoprano e pianoforte tra il 1906 e il 1912; Respighi ne predispose una versione ciclica orchestrale nel 1913. L’orchestrazione conservata è stata completata da Salvatore Di Vittorio per l’edizione critica pubblicata nel 2013.
La registrazione Naxos del 2024 presenta il ciclo nell’orchestrazione completata da Di Vittorio: mezzosoprano e orchestra con tre flauti (il terzo raddoppia l’ottavino), tre parti di oboe (due oboi e corno inglese), due clarinetti, due fagotti, due corni, tre tromboni, tuba, un percussionista, celesta, arpa e archi. La fonte non specifica il dettaglio numerico delle sezioni d’archi né gli strumenti affidati al percussionista.
Sul giardino fantastico Profumato di rosa La carezza dell’ombra posa.
Pure ha un pensiero e un palpito La quiete suprema, L’aria come per brevido trema.
La luttuosa tenebra Una storia di morte Racconta alle gardenie smorte?
Forse perché una pioggia Di soavi rugiade Entro i socchiusi petali cade.
Su l’ascose miserie E su l’ebbrezze perdute, Sui muti sogni e l’ansie mute.
Su le fugaci gioie Che il disinganno infrange La notte le sue lacrime piange.
Testo poetico
Nebbie
IT
Ada Negri · testo originale
Soffro, lontan, lontano Le nebbie sonnolente Salgono dal tacente Piano.
Alto gracchiando, i corvi Fidati all’ali nere, Traversan le brughiere Torvi.
Dell’aere ai morsi crudi Gli addolorati tronchi Offron, pregando, i brochi nudi.
Come ho freddo! Son sola;
Pel grigio ciel sospinto Un gemito d’estinto Vola;
E mi ripete: Vieni; È buia la vallata. O triste, o disamata Vieni! Vieni!
Testo poetico
Pioggia
IT
Vittoria Aganoor Pompilj · testo originale
Piovea per le finestre spalancate A quella tregua di ostinati ardori Saliano dal giardin fresche folate D’erbe risorte e di risorti fiori.
S’acchettava il tumulto dei colori Sotto il vel delle gocciole implorate; E intorno ai pioppi ai frassini agli allori Beveano ingorde le zolle assetate.
Esser pianta, esser foglia, esser stelo E nell’angoscia dell’ardor (pensavo) Così largo ristoro aver dal cielo!
Sul davanzal protesa io gli arboscelli, I fiori, l’erbe guardavo, guardavo E mi battea la pioggia sui capelli.