Quattro liriche (P. 125) è un ciclo per voce e pianoforte composto nel 1920 su poesie di Gabriele D’Annunzio tratte dal Poema paradisiaco. La raccolta fu pubblicata nel 1921 e dedicata a Elsa Respighi. Le fonti d’archivio e la partitura indicano un organico di voce solista e pianoforte.
I quattro numeri sono Un sogno, La najade (anche indicata come La naiade), La sera e Sopra un’aria antica. In quest’ultimo brano il pianoforte richiama l’aria secentesca Intorno all’idol mio di Antonio Cesti, in un dialogo con il testo poetico.
Il ciclo intreccia immagini notturne e memoria: il viale e i cipressi di Un sogno, la fonte mitologica della Najade, l’intimità sospesa de La sera e l’aria antica che riemerge nel brano conclusivo. I testi integrali di D’Annunzio sono riportati nella scheda.
Gabriele D’Annunzio, Poema paradisiaco (1893) · Testo italiano di Gabriele D’Annunzio
Io non odo i miei passi nel viale muto
Per ove il Sogno mi conduce
È l’ora del silenzio e della luce.
Un velario di perle è il cielo, equale.
Attingono i cipressi con le oscure punte quel cielo:
Immoti, senza pianto; ma sono tristi,
Ma non sono tanto tristi i cipressi
De la sepolture.
Il paese d’intorno è sconosciuto, quasi informe,
Abitato da un mistero antichissimo,
Dove il mio pensiero si perde
Andando pel viale muto.
Io non odo i miei passi,
Io sono come un’ombra;
Il mio dolore è come un’ombra;
È tutta la mia vita come un’ombra vaga,
Incerta, indistinta, senza nome.
Testo poetico
La najade
IT
Gabriele D’Annunzio, Poema paradisiaco (1893) · Testo italiano di Gabriele D’Annunzio
Pullula ne l’opaco bosco e lene
tremula e si dilata in suoi leggeri
cerchi l’acqua; ed or vela i suoi misteri,
ora per tutte le sue chiare vene
ha un brivido scoprendo all’imo arene
nuziali ove ancor restano intieri
i vestigi dei corpi che in piaceri
d’amor commisti riguardò Selene.
Morta è Selene; morte son le Argire;
i talami, deserti; nel sovrano
silenzio de la notte l’acqua tace;
ma pur sembrami a quando a quando udire
il gorgoglio di un’urna che una mano
invisibile affonda in quella pace.
Testo poetico
La sera
IT
Gabriele D’Annunzio, Poema paradisiaco (1893) · Testo italiano di Gabriele D’Annunzio
Rimanete, vi prego, rimanete qui.
Non vi alzate!
Avete voi bisogno di luce?
No.
Fate che questo sogno duri ancora.
Vi prego: rimanete!
Ci ferirebbe forse, come un dardo, la luce.
Troppo lungo è stato il giorno: oh, troppo.
Ed io già penso al suo ritorno con orrore.
La luce è come un dardo!
Anche voi non l’amate; è vero?
Gli occhi vostri, nel giorno, sono stanchi.
Pare quasi che non possiate sollevare le palpebre,
Su quei dolorosi occhi;
E nulla, veramente, nulla è più triste
De l’ombra che le ciglia immote
Fanno talvolta a sommo de le gote
Quando la bocca non sorride più.
Testo poetico
Sopra un’aria antica
IT
Gabriele D’Annunzio, Poema paradisiaco (1893) · Testo italiano di Gabriele D’Annunzio
Non sorgono (ascolta ascolta)
le nostre parole
Da quell’aria antica?
Io t’ho dissepolta.
E alfine rivedi tu il sole,
Tu mi parli, o amica!
Queste tu parlavi parole.
Non odi? Non odi?
Ma chi le raccolse?
Dagli alvei cavi del legno
i tuoi modi sorgono,
Che il vento disciolse.
Dicevi: “Io ti leggo nel cuore.
Non mi ami.
Tu pensi che è l’ultima volta!”
La bocca riveggo un poco appassita.
“Non m’ami. È l’ultima volta
Ma prima che tu m’abbandoni
Il voto s’adempia.
Oh! fa che sul cuore io ti manchi!
Tu non mi perdoni se già su la tempia baciata
I capelli son bianchi?”
Guardai que’ capelli, su quel collo pallido
I segni degli anni;
E ti dissi: “Ma taci! Io t’amo.”
I tuoi begli occhi erano pregni di lacrime
Sotto i miei baci.
“M’inganni, m’inganni” rispondevi tu,
Le mie mani baciando.
“Che importa? Io so che m’inganni;
Ma forse domani tu m’amerai morta.”
Profondo era il cielo del letto;
Ed il letto profondo come tomba, oscuro,
Era senza velo il corpo;
E nel letto profondo parea già impuro.
Vidi per l’aperto balcone un paese lontano
Solcato da un fiume volubile,
Chiuso da un serto di rupi
Che accese ardeano d’un lume vermiglio,
Nel giorno estivo; Ed i venti recavano odori
Degli orti remoti
Ove intorno andavano donne possenti
Cantando tra cupidi fiori.