Biografia
Ruggero Leoncavallo (Napoli, 23 aprile 1857 – Montecatini, 9 agosto 1919) fu compositore, librettista e pianista italiano, tra i protagonisti del teatro musicale verista. La sua fama internazionale è legata soprattutto a Pagliacci, ma la sua attività comprende opere, operette, romanze da camera e una lunga esperienza professionale in Italia, Francia ed Egitto.
Figlio del magistrato Vincenzo Leoncavallo e di Virginia D’Auria, trascorse parte dell’infanzia in Calabria, a Montalto Uffugo, dove imparò i primi rudimenti del pianoforte. Nel 1868 la famiglia tornò a Napoli e lui iniziò gli studi al conservatorio: fu allievo di Beniamino Cesi per il pianoforte, di Michele Ruta per l’armonia e di Lauro Rossi e Paolo Serrao per la composizione. La madre morì ad Arienzo nella primavera del 1873. In seguito frequentò per alcuni anni l’Università di Bologna, seguendo anche le lezioni di Giosuè Carducci, senza conseguire la laurea.
Fra il 1879 e il 1882 soggiornò in Egitto presso lo zio Giuseppe. Lavorò come insegnante di pianoforte per Mahmud Hamid, fratello del chedivè, e tenne concerti e lezioni nella comunità italiana. Nell’estate 1882 si trasferì a Parigi: iniziò come pianista nei café chantant e all’Eldorado, poi lavorò come maestro di canto e accompagnatore, frequentando ambienti musicali e teatrali. Compose romanze da camera pubblicate da editori come Choudens. Sposò Berthe Rambaud, sua allieva di canto; dopo circa sei anni nella capitale francese rientrò in Italia e si stabilì a Milano.
Il successo arrivò con Pagliacci, opera su libretto proprio composta in cinque mesi e presentata al Teatro Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892 sotto la direzione di Arturo Toscanini. L’opera ebbe un’accoglienza trionfale e si diffuse rapidamente nei teatri europei e americani. Il dramma mette in tensione la vita reale e la recita teatrale: il palcoscenico dei comici itineranti diventa il luogo in cui gelosia e violenza irrompono nella finzione. Leoncavallo raccontò che un delitto avvenuto a Montalto Uffugo nel 1865, mentre suo padre vi esercitava funzioni giudiziarie, aveva ispirato il soggetto; questa relazione va attribuita al racconto del compositore e non può essere considerata una derivazione storica dimostrata.
Dopo Pagliacci riuscì a portare in scena I Medici (Milano, 1893), primo pannello di un progetto rinascimentale, poi Chatterton (Roma, 1896) e La bohème (Venezia, 1897), opera autonoma tratta da Henri Murger e distinta dal lavoro omonimo di Puccini. Zazà, presentata a Milano nel 1900, fu la sua opera successiva più durevolmente presente in repertorio. In seguito scrisse opere di soggetto storico e opere comiche: fra queste Der Roland von Berlin (1904), Maià e l’operetta Malbruk (entrambe a Roma nel 1910), La reginetta delle rose e Zingari (1912), e Goffredo Mameli (Genova, 1916). In Zingari fu anche direttore della prima londinese.
Negli anni di maggiore successo Leoncavallo costruì una villa a Brissago, in Svizzera, dove risiedeva dagli anni Novanta dell’Ottocento. Il progressivo allontanamento dai principali teatri e le difficoltà economiche lo portarono a venderla nel 1916. La salute peggiorò negli ultimi anni; morì a Montecatini il 9 agosto 1919, dopo ripetute cure per il diabete. Lasciò incompiuto Edipo re: l’opera fu completata da Giovanni Pennacchio e rappresentata a Chicago nel 1920, dopo la morte del compositore.
Testo curatoriale originale · CC BY-SA 4.0 · Testo redatto sulla base del Dizionario Biografico degli Italiani di Treccani e dell’Epistolario Leoncavallo.
Fonti consultate dai curatori (3)
- Johannes Streicher, “Leoncavallo, Ruggiero”, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 64, Treccani (2005) · institutional_record · unspecified
- L’epistolario di Ruggero Leoncavallo, “Prime rappresentazioni” · institutional_record · unspecified
- Corago, Repertorio e archivio di libretti del melodramma, Università di Bologna · institutional_record · unspecified