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Opera musicaleVersione scheda 1.3

11.Lend your ears to my sorrow

Song n. 11 del Third and Last Booke of Songs or Aires di John Dowland, raccolta pubblicata a Londra nel 1603. La fonte musicale presenta quattro parti vocali autonome, Cantus, Altus, Tenor e Bassus, con parte di liuto: l’organico è quindi registrato per singole vo...

ORGANICO

Orchestra e coro

Elenco strumenti (5)
  • Soprano1 Parte superiore (Cantus) della partitura a quattro voci.
  • Contralto1 Parte centrale (Altus) della partitura a quattro voci.
  • Tenor1 Parte tenorile della partitura a quattro voci.
  • Bass1 Parte inferiore (Bassus) della partitura a quattro voci.
  • Lute1 Parte di liuto d’accompagnamento indicata nella partitura.

Dati catalografici

Data
Compositore
John Dowland
Catalogo
Non disponibile
Forma / genere
Vocal
Tonalità / modo
Non disponibile
Organico
Soprano, Contralto, Tenor, Bass, Lute
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SCHEDA CURATORIALE

Dettaglio dell’opera

Song n. 11 del Third and Last Booke of Songs or Aires di John Dowland, raccolta pubblicata a Londra nel 1603. La fonte musicale presenta quattro parti vocali autonome, Cantus, Altus, Tenor e Bassus, con parte di liuto: l’organico è quindi registrato per singole voci e liuto. Il testo anonimo si articola in tre strofe e mette in scena una richiesta di ascolto del dolore amoroso, contrapponendo la gioia passata alla freddezza di chi rifiuta l’amore. Non è documentato un anno preciso di composizione. Il range 1563–1603 è un riferimento convenzionale tra la nascita di Dowland (circa 1563) e la prima pubblicazione nota, non una datazione puntuale del brano.

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Media e testi

ASCOLTA E GUARDA

Media

Emma Kirkby, soprano; Jakob Lindberg, liuto — versione per soprano e liuto (2:59)Spotify
The Consort of Musicke — Third Booke, n. 11 (audio, circa 6:34)YouTube
LEGGI

Testi dell’opera

Testo poetico

Lend your ears to my sorrow

EN

Anonimo; attribuzione non documentata · Testo integrale, trascrizione modernizzata dalla partitura del Third Booke

Lend your ears to my sorrow,
Good people that have any pity;
For no eyes will I borrow,
Mine own shall grace my doleful ditty.
Chant it, my voice, though rude like to my rhyming,
And tell forth my grief, which here in sad despair
Can find no ease of tormenting.

Once I lived, once I knew delight;
No grief did shadow then my pleasure.
Graced with love, cheered with beauty’s sight,
I joyed alone true heavenly treasure.
O what a heaven is love firmly embraced!
Such power alone can fix delight
In Fortune’s bosom ever placed.

Cold as ice, frozen is that heart
Where thought of love could no time enter.
Such of life reap the poorest part,
Whose weight cleaves to this earthly centre.
Mutual joys in hearts truly united
Do earth to heavenly, heavenly state convert,
Like heaven still in itself delighted.

Poesia pubblicata nel 1603; testo storico in pubblico dominio, trascritto dalla partitura indicata. Fonte del testo ↗

Fonti e identificativi

Fonte Identificativo Licenza Scheda
Open Opus work:12853 Non disponibile Non disponibile

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