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Opera musicaleVersione scheda 1.3

17.Come again, sweet love doth now invite

Ayre n. 17 del First Booke of Songes or Ayres (1597); versione per solista o per SATB con liuto

ORGANICO

Orchestra e coro

Elenco strumenti (5)
  • Soprano1 Parte autonoma cantus/soprano della versione a quattro voci.
  • Contralto1 Parte autonoma altus/contralto della versione a quattro voci.
  • Tenor1 Parte autonoma tenor della versione a quattro voci.
  • Bass1 Parte autonoma bassus/basso della versione a quattro voci.
  • Lute1 Parte di liuto distinta dalle voci; intavolatura.

Dati catalografici

Data
Compositore
John Dowland
Catalogo
Non disponibile
Forma / genere
Vocal
Tonalità / modo
Non disponibile
Organico
Soprano, Contralto, Tenor, Bass, Lute
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SCHEDA CURATORIALE

Dettaglio dell’opera

Ayre inglese n. 17 del First Booke of Songes or Ayres, pubblicato a Londra nel 1597. La raccolta presenta il brano sia nella forma per voce solista e liuto sia in una versione polifonica a quattro parti vocali con liuto: per questo le due schede di catalogo sono state consolidate in un’unica opera, mantenendo qui distinti soprano, contralto, tenore, basso e liuto. Il testo, anonimo, comprende sei strofe: l’invocazione iniziale al ritorno dell’amore si trasforma in un lamento per il rifiuto e si conclude con il richiamo a Cupido. IMSLP indica una composizione nel 1597 o prima; la raccolta fu pubblicata nel 1597. Il range 1563–1597 è volutamente ampio: 1563 è l’estremo biografico convenzionale iniziale di Dowland, non una data di composizione, e la fonte non identifica un anno più preciso.

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Media e testi

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Media

Barbara Bonney (voce) e Jacob Heringman (liuto) — Come again (2:45)Spotify
Come again — versione per quattro voci e liutoYouTube
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Testi dell’opera

Testo poetico

Come again: sweet love doth now invite

EN

Anonimo · Testo inglese in sei strofe, grafia della fonte

Come again: sweet love doth now invite,
Thy graces that refraine,
To do me due delight,
To see, to heare, to touch, to kisse, to die,
With thee againe in sweetest sympathy.

Come againe that I may cease to mourne,
Through thy unkind disdaine,
For now left and forlorne:
I sit, I sigh, I weepe, I faint, I die,
In deadly paine, and endlesse miserie.

All the day the sun that lends me shine,
By frownes doth cause me pine,
And feeds mee with delay:
Her smiles, my springs, that makes my joyes to grow,
Her frownes the winters of my woe:

All the night, my sleepes are full of dreames,
My eyes are full of streames,
My heart takes no delight,
To see the fruits and joyes that some do find,
And marke the stormes are mee assignde.

Out alas, my faith is ever true,
Yet will she never rue,
Nor yeeld me any grace:
Her eyes of fire, her heart of flint is made,
Whom teares, nor truth may once invade.

Gentle love draw forth thy wounding dart,
Thou canst not peerce her heart,
For I that doe approue,
By sighs and teares more hote then are thy shafts,
Did tempt while she for triumph laughs.

Testo poetico elisabettiano in pubblico dominio; trascrizione nella grafia storica della fonte. Fonte del testo ↗

Fonti e identificativi

Fonte Identificativo Licenza Scheda
Open Opus work:12727 Non disponibile Non disponibile

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