Dettaglio dell’opera
Motetto sacro a sette voci di Carlo Gesualdo, catalogato come W. 9/89 e collocato al n. 20, ultimo posto del Sacrarum cantionum liber secundus. Il libro fu pubblicato a Napoli nel 1603 da Giovanni Pietro Cappuccio per il libraio Costantino Vitale ed è identificato da RISM A/I G-1719. Il frontespizio dichiara che nel volume una composizione è a sette voci e le altre a sei: «Illumina nos» è la composizione a sette parti.
La partitura originale è perduta per due parti: Sextus e Bassus. La partitura digitale di Gesualdo Online le segnala tra parentesi; le altre cinque linee sono Cantus, Altus, Tenor, Quintus e Septima pars. La ricostruzione stilistica di James Wood integra Sextus e Bassus: nella sua analisi Sextus è un secondo tenore alto (clef C3), mentre Septima pars usa la clef F3, associata al baritono. La registrazione Vocalconsort Berlin diretta da Wood documenta questa ricostruzione. Le sette linee appartengono a un solo complesso vocale; la fonte non indica strumenti accompagnatori.
Il testo latino comincia «Illumina nos, misericordiarum Deus» e invoca la grazia settemplice del Paraclito. Gesualdo Online lo trascrive integralmente e attribuisce il componimento a Gesualdo; la scheda specifica non assegna un autore al testo, mentre la pagina del libro elenca Tommaso d’Aquino tra i poeti della raccolta. L’attribuzione del testo a Tommaso d’Aquino non è quindi assunta come certa.
La data di composizione non è documentata. L’intervallo 1566–1613 indica esclusivamente gli estremi biografici convenzionali di Gesualdo, non la data dell’opera; la prima attestazione bibliografica qui documentata è la stampa del 1603.