Consort song di William Byrd in tre strofe: una supplica a Dio perché guardi con misericordia la comunità, raffigurata come una nave assalita dalle tempeste. Il testo rielabora immagini del Salmo 86; la fonte della partitura ne conserva tutte e tre le strofe.
L’organico documentato da BY1507 è una voce solista e quattro viole da gamba: treble viol, tenor viol I, tenor viol II e bass viol. Le due parti tenor sono registrate separatamente, come nell’assetto strumentale. La scheda presenta testo inglese completo e traduzione italiana redazionale.
Non è stata trovata una data di composizione attendibile; 1540–1623 è il range biografico approssimativo di Byrd, non la data dell’opera.
O Lord, bow down thine heav’nly eyes — tre strofe complete e traduzione
EN
Testo inglese anonimo; parafrasi di immagini del Salmo 86
1. O Lord, o Lord, bow down thine heav’nly eyes Behold, behold our base and wretched state. In thee our hope and comfort lies, which is not wont to come too late. Our sins, our sins have caused thee long to sleep, as we do think who crave thy aid; yet hope we that thy simple sheep shall not be hurt but only frayed.
2. Awake, awake therefore, O heavenly Lord Pour out, pour out thy floods of mercy great, the which we crave with one accord, here prostrate low before thy seat. Behold, behold the storms which daily rise against thy ship full shrewdly tossed, and how we see before our eyes the wicked think she shall be lost.
3. But we, but we whose hope is only Bound unto the anchor of thy grace, are not in fear she shall be drowned if thou dost once bow down thy face. Our miseries, we trust, will move thy mind only to mercy bent, even for the great and tender love thou bearest to them which do repent.
Traduzione italiana redazionale 1. Signore, Signore, china i tuoi occhi celesti: guarda il nostro stato umile e misero. In te riposano la nostra speranza e il nostro conforto, che non tardano a venire. I nostri peccati ti hanno fatto indugiare, così pensiamo noi che invochiamo il tuo aiuto; eppure speriamo che le tue semplici pecorelle non siano ferite, ma soltanto spaventate. 2. Destati dunque, Signore celeste, e riversa le tue grandi onde di misericordia, che chiediamo concordi e prostrati davanti al tuo trono. Guarda le tempeste che ogni giorno si levano contro la tua nave e la scuotono con violenza; vediamo davanti ai nostri occhi i malvagi credere che essa sia perduta. 3. Ma noi, la cui speranza è saldamente legata all’ancora della tua grazia, non temiamo che la nave affondi se volgerai verso di noi il tuo volto. Confidiamo che le nostre miserie muovano il tuo animo alla misericordia, per il grande e tenero amore che porti a chi si pente.
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