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Opera musicaleVersione scheda 1.3

O Lord, how vain

Consort song per soprano e quattro viole da gamba

ORGANICO

Orchestra e coro

Elenco strumenti (5)
  • Soprano1 Soprano solista (cantus).
  • Treble viol1 Treble viol, linea strumentale autonoma.
  • Viol (I)1 Prima parte di tenor viol.
  • Viol (II)1 Seconda parte di tenor viol, distinta.
  • Bass viol1 Bass viol, parte grave autonoma.

Dati catalografici

Data
Compositore
William Byrd
Catalogo
The Byrd Edition XV/8; Stainer & Bell BY1508
Forma / genere
Consort song; poesia inglese del Rinascimento
Tonalità / modo
Non disponibile
Organico
Soprano, Treble viol, Viol (I), Viol (II), Bass viol
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SCHEDA CURATORIALE

Dettaglio dell’opera

Consort song di William Byrd sul poema di Philip Sidney, in tre strofe. La voce riflette sulla fragilità dei piaceri, sulla loro rapida scomparsa e sull’insaziabilità del desiderio, concludendo ogni strofa con la supplica di imparare a disprezzarli. Il catalogo BnF associa il testo a Sidney.

L’organico dell’edizione BY1508 è una voce solista e quattro viole da gamba: treble viol, tenor viol I, tenor viol II e bass viol. Le due parti tenor sono indipendenti e registrate separatamente. La scheda riporta le tre strofe complete; la grafia “rish” è quella della partitura storica e viene conservata.

La composizione non è datata: 1540–1623 indica soltanto il range biografico approssimativo di Byrd.

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Media e testi

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Media

Fretwork / Emma Kirkby — 6:40Spotify
Emma Kirkby - Topic — registrazione completa, 6:40YouTube
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Testi dell’opera

Testo vocale

O Lord, how vain are all our frail delights — tre strofe

EN

Testo di Philip Sidney (attribuzione registrata dalla BnF)

Strofa 1
O Lord, how vain are all our frail delights;
How mix’d with sour the sweet of our desire;
How subject oft to Fortune’s subtle slights;
How soon consum’d like snow against the fire.
Sith in this life our pleasures all be vain,
O Lord, grant me that I may them disdain.

Strofa 2
How fair in show where need doth force to wish;
How much they loathe when heart hath them at will;
How things possess’d do seem not worth a rish,
Where greedy minds for more do covet still.
Sith in this life our pleasures all be vain,
O Lord, grant me that I may them disdain.

Strofa 3
What prince so great as doth not seem to want;
What man so rich but still doth covet more;
To whom so large was ever Fortune’s grant
As for to have a quiet mind in store?
Sith in this life our pleasures all be vain,
O Lord, grant me that I may them disdain.

Traduzione italiana redazionale

Strofa 1
O Signore, quanto sono vani i nostri fragili piaceri;
quanto l’amaro si mescola al dolce dei nostri desideri;
quanto spesso siamo esposti agli inganni sottili della Fortuna;
quanto presto tutto si consuma, come neve contro il fuoco.
Poiché in questa vita i piaceri sono vani,
Signore, concedimi di disprezzarli.

Strofa 2
Quanto è bella l’apparenza quando il bisogno ci costringe a desiderare;
quanto le cose ci disgustano quando finalmente le possediamo;
come ciò che è posseduto sembra non valere neppure una pagliuzza,
mentre gli animi avidi continuano a bramare di più.
Poiché in questa vita i piaceri sono vani,
Signore, concedimi di disprezzarli.

Strofa 3
Quale principe è tanto grande da non sembrare privo di qualcosa?
Quale uomo è tanto ricco da non desiderare ancora di più?
A chi la Fortuna ha mai concesso tanto
da assicurargli una mente quieta?
Poiché in questa vita i piaceri sono vani,
Signore, concedimi di disprezzarli.

Testo poetico del XVI secolo in pubblico dominio; traduzione italiana redazionale. Fonte del testo ↗

Fonti e identificativi

Fonte Identificativo Licenza Scheda
Open Opus work:8919 Non disponibile Non disponibile

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