Consort song di William Byrd sul poema di Philip Sidney, in tre strofe. La voce riflette sulla fragilità dei piaceri, sulla loro rapida scomparsa e sull’insaziabilità del desiderio, concludendo ogni strofa con la supplica di imparare a disprezzarli. Il catalogo BnF associa il testo a Sidney.
L’organico dell’edizione BY1508 è una voce solista e quattro viole da gamba: treble viol, tenor viol I, tenor viol II e bass viol. Le due parti tenor sono indipendenti e registrate separatamente. La scheda riporta le tre strofe complete; la grafia “rish” è quella della partitura storica e viene conservata.
La composizione non è datata: 1540–1623 indica soltanto il range biografico approssimativo di Byrd.
O Lord, how vain are all our frail delights — tre strofe
EN
Testo di Philip Sidney (attribuzione registrata dalla BnF)
Strofa 1 O Lord, how vain are all our frail delights; How mix’d with sour the sweet of our desire; How subject oft to Fortune’s subtle slights; How soon consum’d like snow against the fire. Sith in this life our pleasures all be vain, O Lord, grant me that I may them disdain.
Strofa 2 How fair in show where need doth force to wish; How much they loathe when heart hath them at will; How things possess’d do seem not worth a rish, Where greedy minds for more do covet still. Sith in this life our pleasures all be vain, O Lord, grant me that I may them disdain.
Strofa 3 What prince so great as doth not seem to want; What man so rich but still doth covet more; To whom so large was ever Fortune’s grant As for to have a quiet mind in store? Sith in this life our pleasures all be vain, O Lord, grant me that I may them disdain.
Traduzione italiana redazionale
Strofa 1 O Signore, quanto sono vani i nostri fragili piaceri; quanto l’amaro si mescola al dolce dei nostri desideri; quanto spesso siamo esposti agli inganni sottili della Fortuna; quanto presto tutto si consuma, come neve contro il fuoco. Poiché in questa vita i piaceri sono vani, Signore, concedimi di disprezzarli.
Strofa 2 Quanto è bella l’apparenza quando il bisogno ci costringe a desiderare; quanto le cose ci disgustano quando finalmente le possediamo; come ciò che è posseduto sembra non valere neppure una pagliuzza, mentre gli animi avidi continuano a bramare di più. Poiché in questa vita i piaceri sono vani, Signore, concedimi di disprezzarli.
Strofa 3 Quale principe è tanto grande da non sembrare privo di qualcosa? Quale uomo è tanto ricco da non desiderare ancora di più? A chi la Fortuna ha mai concesso tanto da assicurargli una mente quieta? Poiché in questa vita i piaceri sono vani, Signore, concedimi di disprezzarli.
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